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10 gennaio: Giornata mondiale della lingua hindi

In breve

Il 10 gennaio, Giornata mondiale della lingua hindi, celebra una lingua parlata da oltre 600 milioni di persone. Sostenuta dall'India, dall'ONU e dall'UNESCO, questa data promuove la diversità linguistica, la trasmissione culturale e il ruolo dell'hindi nella diaspora mondiale. Tra eredità storica, vitalità artistica e crescita digitale, l'hindi si afferma come una lingua viva, moderna e portatrice di identità a livello internazionale.

Il 10 gennaio, si percepisce immediatamente il respiro globale di una celebrazione unica, la Giornata mondiale della lingua hindi si impone nella mente delle persone. Questa giornata suscita dibattiti, ricordi e persino un'ondata di curiosità fino a quel momento inaspettata, un movimento che continua a crescere. Avrete capito, il posto dell'hindi illumina questioni identitarie profonde, e la data non lascia nessuno indifferente.

La Giornata mondiale dell'hindi, un fermento che si espande?

Varcate la soglia di una scuola a Nuova Delhi, quella mattina del 10 gennaio, e l'atmosfera non tarda a catturarvi. Sentite da ogni parte i bambini lanciare frasi familiari, i loro sari svolazzanti portano lampi di colori vivaci. Incrociate un insegnante, fogli in mano, che accoglie ogni studente con un sorriso e alcune parole di benvenuto in hindi. Sentite, in quel momento, che la lingua si erge più che un semplice idioma.

La Giornata mondiale della lingua hindi è quel giorno in cui la memoria familiare incrocia la volontà politica, dove gli antenati e i social network partecipano alla stessa conversazione. Perché, ovunque, questo 10 gennaio elettrizza le comunità dei cinque continenti? Potete osservare la Francia, Mauritius o gli Stati Uniti rilanciare, anch'essi, questo rituale dell'hindi. Avvertite le ragioni che mobilitano così tante persone: la trasmissione, la memoria, il desiderio di condividere qualcosa che va oltre una tradizione scolastica. La questione? Esiste, prende tutta la luce.

Le radici del riconoscimento mondiale, caso o necessità?

Risalite quarant'anni indietro, la prima conferenza mondiale sull'hindi riunisce voci a Nagpur. L'India, dopo lunghe anni di dominazione britannica, rivendica la sua lingua, i suoi accenti, le sue storie. Rileggete gli archivi, leggete gli scambi animati dei relatori, ognuno espone la propria concezione di una lingua futura.

Sentite l'importanza che il governo indiano attribuisce alla diffusione della lingua al di fuori dei suoi confini, l'idea si fa strada, non tarda a muoversi. L'Organizzazione delle Nazioni Unite dà il suo via libera nel 2006, passo dopo passo, parola dopo parola. Da allora, il numero di paesi che fanno dell'hindi un elemento distintivo del loro paesaggio culturale cresce. Le ambasciate, le istituzioni, tutti si danno da fare, la maionese prende. Nel 2025, l'UNESCO non si ferma, continua a sostenere questa celebrazione globale. Assistete all'ingresso dell'hindi sulla grande scena delle lingue mondiali.

Gli obiettivi dichiarati, o segreti?

Promuovere la diversità linguistica, la parola scatta immediatamente. La Giornata mondiale dell'hindi è un filo che lega laboratori africani a classi quebecchesi, un patchwork eterogeneo ma non anarchico. Questo 10 gennaio, sentite spesso la parola trasmissione lanciata nelle aule, nei corridoi delle università sia a Port-Louis che a Parigi.

Sensibilizzare al valore universale di una lingua, notate l'enorme importanza. Qui, studenti, diplomatici, cittadini, tutti si ritrovano per letture, film, dibattiti animati (a volte tesi), i social network si agitano, gli hashtag fioriscono. Ecco che vi trovate al centro di una catena umana dove la lingua passa, da un paese all'altro, senza aggrottare le sopracciglia. Le grandi organizzazioni, le sentite spingere per fare dell'hindi un attore e un mediatore internazionale.

La dimensione culturale e storica, semplice eredità o leva viva?

Basta un rapido sguardo per vedere quanto la hindifonia esploda oltre ogni confine. Catturate il numero, è impressionante: oltre 610 milioni di persone usano l'hindi. Tra di esse, quasi 442 milioni lo usano a casa, naturalmente, quotidianamente. Questo numero colloca l'hindi dopo il mandarino, l'inglese, lo spagnolo, ma lontano davanti al portoghese o al russo. L'India, pilastro centrale, funge da serbatoio, ma la diaspora non ha mai smesso di far muovere le linee.

Dal Regno Unito all'Africa del Sud, dall'Isola Mauritius alla Nuova Zelanda, intere comunità resistono. Avrete sicuramente già sentito parlare di queste famiglie, stabilite a Durban, Port-Louis o Londra, che trasmettono storie in hindi da tre generazioni. Vi stupite di vedere emergere tanta vivacità, nonostante la distanza, nonostante il peso delle migrazioni passate.

Paese Numero di parlanti Stato ufficiale nel 2025
India 442 milioni Lingua ufficiale, amministrazione, insegnamento
Nepal 8 milioni Riconoscimento linguistico, media
Mauritius 450.000 Corsi scolastici, uso culturale
Africa del Sud 900.000 Lingua comunitaria riconosciuta

A volte sorprendete queste discussioni, durante un matrimonio, durante un festival, e vedete che la lingua sopravvive, non solo attraverso i suoi libri o le sue istituzioni, ma attraverso usi, attraverso gesti quotidiani. Il passaggio degli indiani nelle colonie inglesi lascia tracce, segna interi continenti. Le reti si formano, la memoria si trasmette in hindi. Nel 2025, alcune scuole britanniche programmano ogni settimana lezioni sui classici hindi. L'hindi circola, rifiuta di rinchiudersi in sé stesso.

L'evoluzione, semplice adattamento o rivoluzione linguistica discreta?

Il sanscrito, lo ritrovate ribollente in tutte le parole radice dell'hindi. Più tardi, la lingua adotta (o digerisce) una pioggia di parole persiane e arabe, ogni conquista, ogni dinastia, porta la sua influenza. Poi, nel secolo scorso, nasce una standardizzazione. I comitati pedagogici pubblicano manuali e grammatiche. Il devanagari non rimane lettera morta, si muove. Le onde della radio, in India, si appropriano di questo hindi moderno, ascoltate i dibattiti, il ritmo delle nuove sonorità.

La diaspora non dorme, adatta le tradizioni alle terre di accoglienza, dalla Riunione alla Malesia. E poi ecco Bollywood che arriva, i social network si invitano nella danza. L'hindi rifiuta di rimanere un monumento statico, rimbalza, si piega ai gusti del XXI secolo. Imparate una parola inedita su TikTok, o in un romanzo, e sorridete.

Il ruolo dell'hindi nella vita culturale contemporanea

Quando si avvicina il 10 gennaio, è un intero calendario che vibra, quello della comunità mondiale dell'hindi. Aprite i giornali a Parigi, a Delhi, a Montreal, tutti rilanciano l'evento. Se i licei di Bombay lanciano concorsi di dibattiti, gli studenti riuniti decifrano i versi del Ramayana, assistete a questa sorprendente modernità. Poesia e teatro attraversano gli oceani, gli strumenti risuonano fino a cerimonie ginevrine.

  • I centri culturali organizzano incontri di autori o artisti e creano ponti tra generazioni
  • Laboratori di calligrafia mettono in risalto la precisione del devanagari
  • Proiezioni di film hindi si invitano in luoghi inaspettati, rafforzando il legame con le origini
  • I social network amplificano la condivisione di poesie, canzoni o scene teatrali

Questa energia collettiva, la sentite non appena gennaio si profila. Il pubblico, modesto o numeroso, ascolta, si nutre di un soffio venuto da lontano. La trasmissione opera, la diversità delle pratiche sorprende. Gli ambasciatori dell'hindi si moltiplicano, a volte incrociate appassionati, autodidatti. L'identità non si limita a una data o a un costume, si scrive anche con una palette di espressioni inaspettate.

La rivoluzione digitale, amica o ostacolo dell'hindi nel 2025?

Google, Facebook o Twitter, investono massicciamente nel mercato indiano, che esplode. L'India supera la soglia fenomenale di 250 milioni di utenti quotidiani di applicazioni educative in hindi. Ma la modernizzazione rimane a doppio taglio: alcune campagne del Bihar rimangono isolate, poco servite dalla banda larga. I dizionari digitali avanzano a singhiozzo, il divario digitale si approfondisce in alcuni villaggi.

Le università, l'UNESCO, sviluppano piattaforme aperte. In televisione, alla radio, su YouTube, l'audience dei contenuti in hindi esplode. TikTok trabocca di danze, interviste religiose, esperienze in classe. La modernità si coniuga all'antico, la prudenza rimane, ma l'entusiasmo non diminuisce. La questione di unificare il vocabolario tecnico, di aprire la formazione alle popolazioni più isolate, mantiene la vigilanza collettiva.

Rohit Sharma, professore a Port-Louis, dà il tono ai suoi studenti il 10 gennaio: « Questa mattina, lasciano i loro telefoni per un'ora, per recitare una pièce, improvvisare, criticare. I più timidi osano, parlano ad alta voce, si divertono, rompono le abitudini. Sento vibrare l'orgoglio, la lingua è lì, di fronte a tutti, ancora e sempre viva ». Ricordate sicuramente, da qualche parte, una parola appesa, un'aneddoto condiviso – la bellezza delle trasmissioni orali.

Il contributo dell'hindi al patrimonio universale

Le opere e le persone, i pivot o i pionieri?

Aprite « Nirmala » di Premchand, non lasciate più il testo. Le poesie di Harivansh Rai Bachchan, le sfogliate, con la gola stretta. La letteratura hindi, abbondante, genera dibattiti, fa emergere romanzi di Chughtai o di Krishna Sobti. I film di Raj Kapoor, di Satyajit Ray, punteggiano le cineteche da New York a Rotterdam. Sospirate davanti a tanta inventività, la moda, lo stile, la musica bollywoodiana migrano verso altri continenti.

L'Università dell'Isola Mauritius classifica « Chalo Dilli » come patrimonio immateriale. Leggete traduzioni dei classici hindi sempre più spesso, in inglese, in francese, persino in spagnolo. L'hindi, lo constatate, si impone come un forziere di idee, storie, tradizioni vive, una lingua che ha modellato e modella ancora l'immaginario collettivo.

La prossima volta che il 10 gennaio – Giornata mondiale della lingua hindi – tornerà, dedicate un minuto di attenzione, afferrate la prima poesia, assaporate l'accento di un bambino che recita una canzone in devanagari. Cosa ricorderete? Forse questo desiderio semplice: passare all'altro la forza di una parola che resiste, l'energia di un dialogo, l'evidenza di un futuro che si costruisce di bocca in bocca.

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