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21 febbraio: Giornata Internazionale della lingua madre

In breve

La Giornata internazionale della lingua madre, celebrata il 21 febbraio, è stata istituita dall'UNESCO in memoria delle lotte linguistiche del 1952 a Dhaka. Difende la diversità linguistica, il diritto alla lingua d'origine e il multilinguismo. Di fronte alla scomparsa di quasi il 40% delle lingue, questa giornata mobilita scuole, famiglie e istituzioni per trasmettere, valorizzare e far vivere le lingue minoritarie, pilastri dell'identità e della dignità culturale.

Il 21 febbraio, succede qualcosa nelle scuole, nelle biblioteche, nelle famiglie, a volte senza nemmeno rendersene conto. Questo appuntamento mondiale non si limita mai a un rituale fisso, pone la questione del diritto di dire, del diritto di ereditare. La questione della sopravvivenza delle lingue minoritarie occupa il centro della scena. Nulla cancella questa constatazione, la Giornata Internazionale della lingua madre appartiene a tutti, non solo agli specialisti. L'agenda mondiale la riconosce, anno dopo anno, perché ogni parlante conta, ogni voce possiede il suo eco.

Una parola dolcemente sussurrata da una nonna, un accento perso in un cortile di scuola, una domanda posta, quasi ingenua. Perché esiste questo brivido, questo bisogno di tornare alle parole del mattino, alle parole d'infanzia? Nulla è fisso qui, lo ammetti senza dubbio, questo 21 febbraio sconvolge le abitudini ordinarie. La Giornata Internazionale della lingua madre non dimentica nessuno, il suo messaggio attraversa le generazioni, scuote le certezze. Le lingue si cancellano? Falso, resistono, e vedi questa energia non solo nei libri, ma per strada, in cucina, in aula, tra vicini a volte in disaccordo, riuniti dalla necessità di comprendersi.

Il significato della Giornata Internazionale della lingua madre e le sue diverse origini

Alcuni richiami scuotono, basta dare un'occhiata alle date, ai luoghi, alle storie. Il 21 febbraio 2000, decisione dell'UNESCO, ma non è davvero lì che tutto è cominciato. Direzione Dhaka, 1952, mattina fredda, studenti del Bangladesh vestiti di bianco, slogan soffocati in gola. Conosci la storia? Repressione brutale, indignazione che supera i confini. Gli anni passano, il ricordo non svanisce. L'UNESCO riprende il testimone, iscrive la Giornata Internazionale della lingua madre nel calendario ufficiale, mobilita le coscienze. Tutte le culture reagiscono allora allo stesso modo? Assolutamente no, e forse è proprio lì che la questione diventa acuta.

Il 21 febbraio ritorna, la scena si ripete, apparentemente identica eppure tutto cambia. La memoria di Dhaka abita questa data, ricorda, instancabilmente, che il diritto alla lingua madre resta una questione di dignità collettiva. La Giornata Internazionale della lingua madre esiste per impedire l'oblio, per segnare a inchiostro vivo la scomparsa di mondi interiori. Quando una lingua scivola nel silenzio, porta via molto più di un lessico, disfa genealogie intere, apre una breccia. Nulla di aneddotico in questa celebrazione, tutto annuncia il rischio del marginale, il pericolo del silenzio. L'UNESCO non smette di ricordare, senza sosta, che la diversità linguistica dovrebbe occupare il centro, non la periferia.

Nome della Giornata UNESCO Data Valore celebrato Manifestazioni mondiali
Giornata Internazionale della lingua madre 21 febbraio Diversità linguistica e culturale Forum, concorsi scolastici, laboratori
Giornata mondiale della diversità culturale 21 maggio Valorizzazione delle culture e delle identità Incontri, esposizioni, conferenze
Giornata internazionale del patrimonio mondiale 18 aprile Protezione dei siti culturali Visite guidate, dibattiti pubblici
Giornata internazionale dell'alfabetizzazione 8 settembre Accesso alla lettura e alla scrittura Letture pubbliche, campagne educative

Gli obiettivi globali sulla diversità linguistica

Lontano dalla commemorazione di facciata, esiste un obiettivo politico immenso. La Giornata Internazionale della lingua madre si impone per risvegliare le coscienze, riconoscere le minoranze linguistiche, affermare l'uguaglianza dei parlanti. Da Parigi a Montreal, da Dakar a Hanoi, l'UNESCO amplifica le iniziative, scuote le abitudini scolastiche, ricorda che non si salva una lingua senza le sue radici familiari. Ogni anno, in scuole a volte senza mezzi, i bambini scoprono la loro lingua non più come un segreto d'appartamento, ma come un diritto esposto, riconosciuto, affermato.

Il compito non si limita alla salvaguardia di un parlare dimenticato. Preservare il multilinguismo è una lotta quotidiana, si tratta di restituire la parola alle minoranze, di riportare la fierezza al centro. Hai mai visto il volto di un bambino che pronuncia il suo nome nella lingua ereditata? Qualcosa cambia, il mondo si allarga. Questa forza, di cui parlano ricercatori, insegnanti, genitori, resta la vera sfida. Le città vibrano, i «patois» vivono, la scuola si trasforma, o cerca di farlo.

Le sfide della preservazione della lingua madre in un mondo in mutamento

L'attualità raggiunge la commemorazione, tutto si accelera, si internazionalizza, si globalizza. Si parla spesso di globalizzazione, ma questa parola non dice nulla della violenza subita da alcune comunità linguistiche. Molte di esse scompaiono semplicemente, silenziosamente.

I rischi di scomparsa delle lingue oggi

Quasi il 40% delle lingue esistenti rischia di scomparire prima della fine di questo secolo, secondo l'UNESCO. Questo numero risuona violentemente, mette a nudo la fragilità di un intero patrimonio collettivo. Perché questo pericolo? Le guerre, certo, alcune politiche educative mal avvisate, la dominazione culturale delle grandi potenze. L'Africa, l'Asia del Sud-Est, l'America del Sud concentrano i focolai più vulnerabili. La perdita non porta via solo le parole, strappa modi di pensare, modi di amare, di sognare, di situarsi di fronte al mondo.

Un rapido giro di numeri fa rabbrividire, l'Asia conta da sola più di duemila lingue minacciate. L'Africa supera seicento, l'Europa non raggiunge neanche una cinquantina, ma nessuna zona sfugge davvero all'erosione. In ogni cortile di scuola, da qualche parte, un bambino ripone la sua lingua madre in tasca, per vergogna o necessità. Un vecchio dimentica a chi può dire buongiorno nella lingua di un tempo. È davvero inevitabile?

I benefici del multilinguismo per l'educazione degli apprendenti

La sfida supera i confini stretti della linguistica. Gli ambienti educativi se ne appropriano, avanzano argomenti concreti. Insegnare ai bambini nella loro lingua madre è aprire la porta al successo scolastico, alla fiducia in se stessi, a una maggiore concentrazione.

Il CNRS e l'UNESCO lo affermano senza mezzi termini, il successo passa più spesso attraverso la lingua ereditata che attraverso una lingua imposta. Le barriere cadono, la lettura si stabilisce, il sentimento di esistere si rafforza. I ricercatori dell'OIF spiegano il meccanismo, il multilinguismo non blocca nulla, apre, amplifica il gusto di apprendere, riduce l'abbandono nelle zone rurali o francofone. I muri della classe si ritirano, la curiosità circola, il senso di appartenenza cresce. Un insegnante di Mayotte riassume molto bene questa logica: «Gli studenti che ripassano la lingua madre, che siano comoriani, shimaoré o swahili, si aprono poi naturalmente al francese e ad altre lingue. La loro curiosità cresce, il loro mondo si allarga. Questa fierezza trasforma la classe.»

Le celebrazioni e iniziative in Francia e nel mondo il 21 febbraio

Ci si chiede spesso se questo evento non riassuma semplicemente lo spirito di fraternità mondiale. La scuola, la biblioteca, il municipio, tutto diventa spazio di incontri, di trasmissione, di reinvenzione di sé.

Esempi di eventi e manifestazioni durante la Giornata Internazionale della lingua madre

Il 21 febbraio, non è solo una data sul calendario, è un risveglio. Le scuole francesi non esitano più a programmare concorsi di poesia, esposizioni, letture dove tutte le lingue prendono la parola. Le associazioni riuniscono i genitori, i nonni raccontano davanti alla classe, la biblioteca diventa salotto d'ascolto per i dialetti dimenticati. Cosa succede nelle città? I laboratori di traduzione si installano a Marsiglia, a Parigi, a Lille, il mormorio delle lingue non si ferma più.

In ogni angolo del mondo, Montreal brilla, Dakar danza, Hanoi si scalda. I festival celebrano le parole plurali, musicisti e narratori abbattono i confini. L'UNESCO coordina le grandi discussioni, propone laboratori digitali, attira la stampa giovanile. Questo istante d'ascolto, ogni 21 febbraio, reinstaura la condivisione, l'ascolto, l'incontro attorno alla diversità vivente. Nulla di polveroso in questa commemorazione, tutto sorprende, tutto rilancia.

Gli attori impegnati nella promozione delle lingue madri nel mondo

L'UNESCO, supportata dall'Organizzazione Internazionale della Francofonia, conduce la battaglia sul terreno dei diritti linguistici. I governi intervengono, le comunità locali organizzano, le ONG moltiplicano le reti, spesso in uno spirito collaborativo. Gli insegnanti bilingui, gli artisti provenienti dalla diaspora, i collettivi militanti riprendono il testimone, meteore di un giorno o sentinelle di sempre.

La società civile rimane il motore. Gruppi organizzano feste popolari, fanno circolare il gusto del dialetto presso i nuovi arrivati. L'editoria bilingue, ormai, attrae i giovani genitori, una nuova era di trasmissione emerge, attraverso il libro, la canzone, il blog a volte. L'iniziativa diventa un riflesso, dal laboratorio di narrazione di Aubervilliers alla festa kabyle di Marsiglia. L'emozione prevale, si ascolta, si confronta, si ride degli accenti, tutto diventa concerto. Già, un laboratorio di narrazione si organizza, pronunce mescolate, l'ebbrezza sonora conquista i bambini, i genitori, anche te, a volte un estraneo appare e tutto ricomincia.

Le risorse per sostenere e promuovere la lingua madre intorno a te

Non esiste fatalità, la trasmissione si costruisce, il digitale si invita, la creatività collettiva si scatena.

Gli strumenti pedagogici e digitali disponibili per preservare la lingua madre

  • L'UNESCO alimenta un portale interattivo sulle lingue in pericolo, regolarmente aggiornato, una fonte preziosa per visualizzare le zone di fragilità
  • App, Duolingo, Kitikiti o Cantook Education, accompagnano tutte le età, propongono supporti in arabo, creolo, basco, accessibili nella maggior parte delle reti scolastiche
  • I servizi municipali, i consigli di quartiere, a volte associazioni familiari, mettono sempre più spesso a disposizione risorse gratuite o quasi

La documentazione pedagogica si declina ormai in varianti multilingue, la trasmissione del quotidiano cambia dimensione. L'accesso non è più un'eccezione. Ognuno, genitore, giovane adulto, bambino, può afferrare la mano tesa.

I consigli per mantenere la lingua madre nella vita quotidiana, a casa e nella propria comunità

Dopo tutto, le istituzioni non sono sufficienti. Cosa resta? Il gesto ordinario, il rituale discreto, la parola sussurrata al bordo del tavolo, in un SMS, in un mormorio rivolto all'anzianoCantate, raccontate, cucinate nella lingua d'origine, la curiosità dei bambini esplode, i nonni ritrovano il sorriso. Non aspettate la festa ufficiale. Le occasioni abbondano, basta afferrarle, senza cercare la perfezione, senza calcolare il merito.

 

Un lettore alsaziano confida di aver riscoperto i colori della sua lingua madre durante una festa di quartiere, si meraviglia nel vedere suo figlio rispondere in alsaziano alla nonna dopo molte esitazioni. Prezioso, inaspettato, indimenticabile. Conclude, la trasmissione non ha prezzo.

Ritornate, quindi, a questo 21 febbraio. La Giornata Internazionale della lingua madre non si rivolge a un'élite o a una generazione perduta. Reintroducete questo riflesso quotidiano, risvegliate la parola, anche balbettante, anche imperfetta. Ogni parola sussurrata in una lingua d'origine diventa resistenza contro l'oblio. A volte, basta una battuta, un indovinello, una canzone del mattino. E tu, quale parola ti piacerebbe trasmettere? Osserva, la risposta si trova forse nel dialogo del mattino, nella filastrocca della sera o nel sorriso del bambino che ha appena sentito, per la prima volta, la sua lingua ritrovare il suo posto.

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